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Sul diritto degli animali a vivere English - Deutsch - Español - from EVU News, Issue 2 /1998 - Français - Polski
Si puosostenere che gli animali siano dotati di un intrinseco diritto alla vita? Sfortunatamente, il nostro senso comune non ci ed'aiuto quando si considera l'uccisione degli animali. Finchegli animali vengono uccisi in un modo rapido ed indolore, molti esseri umani non sono portati a considerare questa azione come discutibile da un punto di vista morale. Si argomenta infatti che la maggior parte degli animali non ein grado di volere consciamente la propria sopravvivenza, dal momento che essi non sono consapevoli di sestessi come diversi da altri esseri e come esseri con un passato ed un futuro. Sebbene gli animali siano dotati dell'istinto di sopravvivenza, cionon evisto come il cosciente senso di sopravvivenza di altri individui. Inoltre, gli animali istintivamente fuggono e preferiscono in genere la vita al di fuori della cattività, ma ancora una volta non sembra doveroso rispettare questo istinto, per due ragioni. La disperata ricerca della libertadi muoversi puoessere idealmente soddisfatta in cattività, ad esempio in una stalla o in un recinto nel caso dei maiali (1). Ad ogni modo, questo desiderio non deve essere confuso con la ricerca umana dell'autodeterminazione, cioedi un modello di vita coerente con i valori di un individuo e priva di umiliazioni e delimitazioni sistematiche da parte di altri. Gli esseri animali non-umani non provano questo piuprofondo desiderio di libertà. In secondo luogo, c'eun'ulteriore ragione per screditare il desiderio di libertadegli animali: soddisfare quest'attesa non epoi interesse oggettivo dell'animale che in libertapotrebbe morire congelato o di fame, essere ucciso o mutilato, mentre in cattività, gli vengono forniti cibo, calore e - sino al momento della macellazione - risparmiate sofferenze fisiche (anche al momento dell'uccisione, se fosse possibile uccidere un animale senza farlo soffrire). Amici inusuali Senza alcuna ferita, Buachan, un agricoltore tailandese, esopravvissuto alla scommessa di passare una settimana con piudi 100 serpenti velenosi. Quando euscito dalla sua gabbia di vetro, ha detto: "Sono felice di aver tanti nuovi amici. Piudi cento." St. Galler Tagblatt. 14.5.1998 Gran parte degli esseri umani sviluppa nuovi, piuelevati, gradi di sensibilità, in particolare per quanto concerne la mancanza di libertà, e la manipolazione e delimitazione da parte di terzi. Cionon dovrebbe comunque renderci ciechi al fatto che la maggioranza degli animali edotata di una sensibilitapiusemplice, paragonabile senza dubbio a quella di un bambino piccolo o di un neonato. Si presenta una seconda obiezione all'attuazione di un severo divieto di uccidere gli animali. Immaginiamo una situazione in cui l'allevamento industriale sia stato - per la maggior parte - abolito e gli esseri umani non pensino piuad uccidere animali con lo scopo di cibarsene. Potrebbe, in questo caso, la dolorosa o mortale sperimentazione su animali essere moralmente giustificata per il progresso della medicina? Perchela sperimentazione su animali - in tutti i campi- eattaccata con tanta violenza, anche nei casi in cui essa eutile agli scopi della medicina? Non si potrebbe pensare che, in certi casi, la sperimentazione su animali con la conseguente morte degli stessi, possa essere vista come un atto di legittima difesa - o continuiamo a lasciar morire gli esseri umani di AIDS oppure sacrifichiamo cavie da laboratorio con lo scopo di sviluppare un trattamento efficace per questa malattia? Una risposta positiva a questa domanda è, sicuramente, di particolare pertinenza quando essa si presenta nel contesto di una cultura in cui epraticata l'uccisione di massa di animali con lo scopo di cibarsene. In questa cultura, l'uccisione di alcuni animali da laboratorio non egran che significativa, anzi essa sembra realmente essere qualcosa incoraggiata da onorabili intenzioni paragonate alla semplice soddisfazione del desiderio di carne. Questo appello a un caso di legittima difesa appare essere un tentativo particolarmente trasparente di puro ragionamento. Tuttavia, dopo una piuattenta verifica, il pensiero dietro il concetto di difesa personale con conseguente morte, egiainaspettatamente complesso fra gli umani, in quanto non sempre eevidente cosa in effetti costituisca una vera emergenza. Quando si parla di emergenze si incontra un problema simile a quello riguardante l'argomento di necessaria o non necessaria inflizione di dolore o di altre privazioni (violazioni sulla qualitadella vita). Quando ferire e uccidere erealmente necessario? Il termine di necessitaespesso cosiattenuato che quasi qualsiasi interesse umano, per quanto irrilevante possa sembrare, costituisce un caso di emergenza. La tendenza verso un forte "specismo" (2), che considera gli interessi umani di qualsiasi tipo sempre superiori agli interessi degli animali, mina i concetti di "necessità" e "autodifesa". Sebbene pochissimi umani espressamente e pubblicamente rendano nota l'adesione al principio di forte specismo, molte abitudini richiedono la silenziosa approvazione di questo principio. Una versione piudebole, detta appunto "specismo debole", che daprioritaassoluta sugli interessi degli animali solamente sui piuimportanti e vitali bisogni dell'umanità, sarebbe sostenuto da un maggior numero di persone. Da una simile prospettiva, gli interessi vitali umani (di vita o di salute, per esempio) non saranno mai oggetto di considerazione per gli interessi degli animali. Questo esempio di debole umanesimo, secondo cui agli umani vengono solamente dati trattamenti preferenziali in casi in cui la loro vita o la loro salute sia in gioco, eanche una compromissione di concetti morali come "autodifesa" meritevoli di critiche. Considerate, per esempio, la sperimentazione su animali adottata con lo scopo di scoprire un rimedio all'AIDS o al cancro. Queste malattie sono parzialmente dovute al comportamento umano e alla cosciente negligenza nelle azioni o alle cosiddette "cattive abitudini". Ora, per esempio, le ben note conseguenze dei rischi che si corrono a causa del fumo vengono curate a scapito della vita e della qualitadella vita di animali innocenti. Cioecosipalesemente ingiusto che solo umanisti profondamente radicati lo ignorerebbero e non lo ammetterebbero. L'umanesimo si ferma dove altre specie iniziano! Il vegetarismo lancia un chiaro segnale in una societache tende a considerare la morale come il risultato di accordi e regolamenti tra umani. Ci sono, tuttavia, semplici ragioni di prudenza che sono a favore del vegetarismo limitatamente a cioche puopromuovere la salute umana o la purezza spirituale. In fin dei conti, ciopotrebbe essere a beneficio degli animali, ma non promuove totalmente una diretta considerazione degli animali. L'unilateralitadi queste caute ragioni ebasata sull'accentuare motivazioni antropocentriche in favore del vegetarismo, ma diretta considerazione edata esclusivamente alla propria salute o alla salvezza degli esseri umani. Comunque, euna fortuna che le raccomandazioni di nutrizionisti portino anche nella direzione del vegetarismo. Le ragioni morali sono perciosupportate da egoistiche considerazioni personali di salute e felicità. Una delle piusignificative ragioni morali eil generale rispetto del benessere di tutte le creature sensibili. Uccidere accorciando l'aspettativa di vita eun'infrazione al benessere. Inoltre, mangiare tutte quelle creature cui siamo intellettualmente superiori eun'idea atavica di moralità. Lo sfruttamento di esseri piudeboli e particolarmente vulnerabili va anche contro il desiderio salutista e legittimo per il proprio rispetto, vale a dire il desiderio di non vivere alle spese di altri esseri sensibili senza grandi privazioni. Pubblicazioni: testi consultati /fonti
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A cura di Franco Tedaldi ftedaldi@ivu.org e Paola Segurini mpseguri@val.it |